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INCA, RELIGIONE
Il pantheon incaico, così come lo conobbero
gli spagnoli all'epoca della conquista (1531-1533), era il prodotto della
fusione di almeno tre diverse tradizioni culturali: quella dell'antica civiltà
di Tiahuanaco (presso il lago Titicaca, regione d'origine della tribù
inca prima della sua migrazione verso nordovest), quella degli inca
all'apogeo del loro impero (1438-1527) e quella delle civiltà costiere
dei mochica e dei chimu, sottomesse al potere incaico nel
corso del XV secolo. Da qui una curiosa teologia che vedeva tre diverse
divinità supreme convivere pacificamente: Viracocha (schiuma del
mare), la divinità "inconoscibile", creatrice del Sole, della luna
e delle stelle, dio-bambino al quale era dedicata, a Cuzco, una statua d'oro
in grandezza naturale (rappresentante un fanciullo di circa dieci anni);
Pachacamac (creatore del mondo), dio della luna, in tutto simile all'uomo,
tanto che si riteneva inutile dedicargli statue e templi; Inti (Sole), il
creatore degli inca, sposo di Mama Quilla (madre Luna) e padre di Manco
Capac (uomo potente), il primo inca, e di Mama Oello (madre uovo), sua sorella
e moglie. Manco Capac, infatti, illuminato e guidato da Inti, partì
dal lago Titicaca insieme alla moglie-sorella e con una bacchetta d'oro
(consegnatagli dal padre) segnò il punto in cui sarebbe sorta Cuzco,
capitale del futuro impero. Tutti i sovrani inca, dunque, erano ritenuti
discendenti diretti del dio Sole e, come tali, dèi essi stessi: al
loro servizio stavano i sacerdoti e il loro capo, il villa umu (o
huakapuillak), ossia quello che parla col dio. Altre importanti divinità
andine erano inoltre Pacha Mama (madre terra), dea della fertilità,
e Illapa (fulmine), dio della pioggia. Ma gli dei più venerati dal
popolo erano gli huaca (le "forze") dei monti, dei laghi, dei fiumi
e degli alberi: ogni ayllu (clan-villaggio), ogni famiglia, ogni
individuo aveva i suoi huaca ai quali consacrava mucchi di pietre.
La più grande festa religiosa inca era l'Intip Raymi (la "danza
del Sole"), in onore di Inti, che ricorreva due volte l'anno (nei solstizi
di giugno e dicembre) e si protraeva per otto giorni consecutivi. Veniva
acceso il "fuoco sacro" (mediante uno specchio ustorio che catturava il
potere solare) e tale fuoco veniva custodito dalle "vergini del sole" fino
al successivo Intip Raymi. Questa festa è celebrata ancora oggi dai
popoli andini.
P. Concetti
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