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Direttorio.

Relativo alla direzione. ║ Organismo direttivo, specie in ambito politico. ● St. - Per antonomasia si intende per D. il governo che resse la Francia, dopo lo scioglimento della Convenzione, dal 5 brumaio IV (27 ottobre 1795) al 18 brumaio VIII (10 novembre 1799). Il D., che diede nome per estensione all'intero periodo compreso tra il 1795 e il 1799, entrò in funzione con la Costituzione dell'anno III; era costituito da cinque membri eletti per cinque anni dal Consiglio degli Anziani, su proposta del Consiglio dei Cinquecento, con il rinnovo annuale di uno di essi. I direttori nominavano ministri, che avevano funzione esecutiva rispetto al D., e dirigevano l'apparato burocratico, la polizia e la politica estera. Con le elezioni della primavera del 1797 per il rinnovo di un terzo dei Consigli legislativi, il D. (Rewbell, Letourneur, Carnot, Barras, La Réveillère) affrontò la sua prima crisi politica. Nelle elezioni i moderati riportarono un grande successo: solo 13 dei 216 deputati uscenti vennero rieletti e Letourneur perdette il suo seggio di direttore a vantaggio del più moderato Barthélemy, mentre lo stesso Carnot, dopo il tentativo di rivolta capeggiato dal comunista Babeuf, si era andato spostando verso destra rafforzando la posizione dei realisti eletti in gran numero nei Consigli. I membri repubblicani riuscirono però ad avere il sopravvento e, grazie anche all'appoggio del giovane generale Bonaparte, il 18 fruttidoro (4 settembre 1797) Barthélemy fu arrestato, mentre Carnot riuscì a sottrarsi all'arresto con la fuga. In una seduta dei Consigli, convocati con l'esclusiva partecipazione dei repubblicani, fu annullata l'elezione dei 198 deputati, trentatré dei quali furono condannati alla deportazione e tutte le leggi reazionarie, approvate dopo l'elezione dei realisti nella primavera precedente, vennero abrogate. I vuoti del D. furono colmati con la cooptazione di due repubblicani: F. de Neuchâteau e M. de Donai. Ma ormai esso aveva perduto ogni libertà d'azione essendo praticamente nelle mani dell'armata d'Italia e del suo comandante. Pertanto, col colpo di Stato del 18 fruttidoro, il D. aveva rinunciato a ogni parvenza di legalità, appoggiandosi apertamente all'esercito. Nelle successive elezioni del maggio 1798, la grande maggioranza dei moderati si astenne dal voto, lasciando via libera agli estremisti, ma il D., per ristabilire l'equilibrio, ricorse a un nuovo coup d'état, detto "del Floreale", annullando un centinaio di elezioni. Nelle nuove elezioni dell'aprile 1799 (anno VII), i giacobini conquistarono la maggioranza nei Consigli e accusarono il D. di essere responsabile della difficile situazione militare venutasi a creare. All'inizio del giugno 1799, il Consiglio dei Cinquecento chiese al D. di giustificare la propria politica e ottenne le dimissioni di due "direttori", sostituiti da R. Ducos e dal generale Moulin che, insieme con Barras, Sieyès e Gohier, diedero vita al Terzo D. Sebbene la procedura questa volta fosse stata legale, costituì il primo passo verso il colpo di stato del 30 pratile anno VII (18 giugno 1799) che eliminò l'opposizione. Data la difficile situazione venutasi a creare, due membri del D., Barras e Sieyès, decisero di giocare l'ultima carta, alleandosi apertamente col generale Bonaparte. Il 9 novembre (18 brumaio) 1799, d'accordo con Barras e Sieyès, egli realizzò il progettato coup d'état con cui assunse il potere politico, ponendo fine al regime del D.